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Giù le mani dal Leoncavallo: qui si fa la storia, non le stories

Il Leoncavallo continua a resistere come simbolo e come spazio di libertà, costi quel che costi; 133 tentativi di sgombero, presidi e partecipazione attiva da parte dei cittadini. Musica, eventi, assemblee, sport, cultura e aggregazione. Chi non è mai passato da Milano calpestando i pavimenti di via Leoncavallo 22 prima e di via Watteau 7 poi, forse non può e non potrà mai comprendere lo shock storico che lo sgombero avvenuto la mattina del 21 Agosto 2025 ha provocato in tutta Italia. Se da qualche anno questo disegno improntato verso una società disciplinare alla Foucault è diventato sempre più lampante, non ci potevamo aspettare che che sorvegliare e punire sarebbe diventato il mantra con cui (quasi) tutti gli spazi di libertà avrebbero dovuto fare i conti. Invece, eccoci qua. Siamo arrivati al capolinea? E’ davvero la fine dell’era delle occupazioni, dell’auto organizzazione e del contatto diretto? Che ne sarà dell’educazione, se la parvenza di un controllo ossessivo ha preso il posto della reale sicurezza collettiva che solo tramite una rete sociale si può ottenere? Giù le mani dal Leoncavallo: qui si fa la storia, non le stories.

Leoncavallo Spa, foto dalla facciata dei muri di via Watteau, parte del cuore dello spazio tanto quanto i muri interni, Milano

Il 6 settembre 2025 decine di migliaia di persone in raduno a Porta Venezia a Milano, per proseguire fino in Piazza Duomo tra striscioni, bandiere, occhi lucidi, microfoni e ancora tanta voglia di tenere viva la fiamma. Nessuno sarebbe voluto arrivare a questo momento, e invece, eccoci qua. Suonavano forti i vinili di Sandro Orrù aka Dj Gruff, Dj Skizo, DJ Tayone tra cypher, Rap battles, Sound System Dub e la Jungle di Dj Aphrodite. Era bello guardare i tornei di scacchi nell’ala ovest, mentre qualcosa accadeva sul main stage, passando dai cessi pittati di tag e di frasi rubate alla vita. Ci si perdeva nella stanzetta dei cerchi di djembe, la strada fuori soffocata di gente e graffiti, e il cortile interno, tra ghiaia, odore di fango, un dondolo e sedie sparse ovunque. Non è una fotografia romantica del passato o nostalgica alla classica Bella Ciao. E’ un’immagine nitida che fino ad agosto 2025 esisteva, ed esiste.

Punkreas e The Originals il 25 Luglio 2025 per il Presidio Anti – Sfratto al Leoncavallo, Milano

A raccontarci degli ultimi anni dello spazio, Dj Bruno Bolla e Lisartwork, contribuiscono a darci uno spaccato della loro esperienza tra Vjing e suoni selezionati, che durante le serate Dj Bolla & Friends portavano un po’ dell’animo del clubbing in un posto che è sempre rimasto aperto all’accoglienza e alla sperimentazione. Un altro seme piantato nel dancefloor di questo dinosauro, che reggeva le fondamenta ormai disgregate di una Milano da bere sempre più Sushi e coca e (forse) sempre meno unita al fine di non ergere Bandiera Bianca.

Come state vivendo questo momento? Perchè per voi, che vivevate il posto da dentro, è importante continuino ad esistere spazi di libertà come il Leoncavallo?

B: Un certo tipo di spazio è vitale soprattutto per permettere ai giovani di esprimersi al di fuori della logica del profitto. Molti artisti che adesso riempiono gli stadi, dopo essersi formati lì dentro, hanno contribuito con un post o con un video ma da qualcuno di loro ci si poteva aspettare un sostegno diverso, anche economico. Tutti all’interno dello spazio volevano evitare questa kermesse di messaggi molto scontati. Preferiremmo zero parole ma tanti fatti concreti.

L: Noi (io e Bruno) lo abbiamo vissuto sempre a distanza pur avendo avuto tantissimi amici attivi dagli albori, quando ancora il Leonca era in Via Leoncavallo 22. Gli ultimi 3 anni è nata però la nostra serata all’interno dello spazio, nata lì e finita lì perchè continuerà da un’altra parte sempre con il Leoncavallo, è impossibile immaginarla in un altro contenitore. Con tutte le persone che da sempre collaborano e che ci seguono nelle nostre serate.

A proposito di Social Network, come avete vissuto questo aspetto comunicativo? Non siamo più negli anni 70′ ma si sente forte il bisogno di prendere parte e di avere dei punti di riferimento solidi. Come si resiste oggi, per difendere e supportare uno spazio come il Leoncavallo?

B: Sui social, al di là delle comunicazioni riguardanti le assemblee previste e il corteo del 6 settembre, siamo stati quasi latitanti e assenti, perché c’erano dei commenti e delle polemiche di cui non ci sentivamo parte. Perchè obbligarsi a rispondere? Al di là del discorso squisitamente politico e di appartenenza, ciò che conta è che questi spazi vengano visti per quello che sono: necessari nella realtà tangibile. Spazi di espressione per artisti e per ospitare ogni persona e laboratorio. La Terra Trema ad esempio, è un evento legato all’agricoltura, in cui i produttori cercano non solo di difendere il proprio territorio ma creano anche cultura.

L: Online è interessante vedere come, soprattutto per chi vive a km di distanza, sia importante diffondere la notizia di uno sgombero così importante e contribuire a fare circolare il crowdfunding per permettere a chiunque di donare con quello che può e supportare il Leoncavallo. Se ci pensi, anche solo 10 Euro a testa, in una manifestazione di oltre 80.000 persone, farebbero una bella differenza.

Piazza del Duomo, ultima tappa del corteo nazionale a sostegno del Leoncavallo, Milano, 2025, foto di Giulia Turri

Sentite che questo avvenimento, in un contesto storico completamente diverso dalla prima occupazione in Via Leoncavallo, stia portando ad accendere una luce? E’ ancora importante riunire le masse fisicamente (e non solo virtualmente), per difendere i propri diritti e tutelare gli ambienti autogestiti?

B: L’augurio è che succeda a Milano qualcosa che non si è mai visto. Quando l’ingiustizia è lampante, la gente poi reagisce. Qui non si tratta di Leoncavallo, si tratta di una questione Italiana, Nazionale. Chi sarà il prossimo? Questa tabula rasa smuoverà parecchia gente. E’ stato un vero e proprio esproprio piu’ che uno sgombero, anche perché Milano sta diventando una città dedicata in maniera troppo estremista al raggiungimento della vetta. Però dove c’è una vetta da raggiungere c’è anche una base.

L: Noi ci occupiamo per lo più di intrattenimento con le nostre serate, le proiezioni dei miei video e i suoni di Bruno e dei ‘Friends’ che poi sono musicisti, Dj, selezionatori, producer. Lasciamo perdere la prima sede dello spazio, c’era più inconsapevolezza. Quest’altro Leoncavallo, quello di via Watteau invece, ha 30 anni di storia, 30 anni. E’ un periodo storico in cui si parla non solo di Centri Sociali ma anche di club e situazioni che continuando a chiudere. E’ un chiaro segnale. Anche il Plastic ha chiuso dopo 45 anni di attività. In che direzione stiamo andando?

Video ufficiale del singolo Ils Ont Peur De La Liberté – Keny Arkana

Sembra quasi che del Covid tutti abbiano paura a parlare. Eppure, dopo il Covid sono successi ad effetto domino molti avvenimenti che hanno portato disorientamento e instabilità a tutte le fasce di età. Avete notato dei cambiamenti anche nel mondo musicale da quel momento ad oggi?

B: Soprattutto dopo il Covid c’è stato un certo rallentamento delle attività di tutti i tipi. Se pensiamo al campo musicale, fine anni 90, primi 2000, è successo qualcosa di inimmaginabile. Nonostante il tipo di identità e provenienza delle persone, la parola d’ordine era: accoglienza. Potevano mischiarsi tutti in certi spazi, a prescindere dalle differenze religiose, e se ci pensi…in percentuale al numero di serate proposte, nessun grave incidente è stato registrato .

L: Sicuramente dopo il Corona Virus c’è stato un rallentamento di tutte le attività. Quello che noto, però, è che a prescindere da pre Covid e post Covid i ‘club istituzionali’, se così possiamo definirli, possono essere molto più degradanti rispetto alla pacificità dei Centri Sociali. E’ un ambiente talmente libero da non essere pericoloso. No omologazione. Pailettes e tacchi o baggy jeans e felpe larghe senza giudizio. Portare anche al Leoncavallo la nostra serata è significato abbracciare il nostro habitat naturale, la nostra filosofia di vita. Abbiamo sdoganato la musica House all’interno di un centro dove bene o male si suonavano altri generi.

Durante lo sgombero eravate li?

B/L: Noi no, hanno sgomberato la mattina molto presto ma la notizia è uscita online solo alle 10 del mattino. C’è stato un pellegrinaggio di persone dalle 10.30 fino alla sera che ha resistito anche sotto la pioggia torrenziale. Tante persone erano in ferie. Purtroppo è una dinamica vista e rivista a livello storico. Il rinvio era previsto per il 9 settembre, e invece…Purtroppo le belle avventure prima o poi finiscono o si sviluppano in un qualcosa di diverso.

Bandiere, manifestanti e movimento per il corteo nazionale a sostegno degli spazi di libertà e del Leoncavallo, Milano 2025, foto di Giulia Turri

Insomma, la musica e le persone hanno bisogno di spazi dove ci sia cura e non controllo e dove i costi all’ingresso non siano solo per i ceti abbienti. Le Crew anche emergenti necessitano di esprimersi non solo all’interno di uno studio home made. Che fine ha fatto lo slogan Free entry for free people? A volte non esiste colpa, sono proprio i presupposti e le condizioni a mancare. Il palco del Leoncavallo ha visto passare gran parte dei Rapper Italiani ai tempi del culto vero dell’Hip Hop ora in cima alle classifiche di Spotify ed artisti internazionali come Ellen Allien, Manu Chao, Prodigy, GZA dei WU TANG CLAN, ONYX. Una pluralità di proposte indimenticabile, alla portata di tutte/i. Esistono ancora delle mosche bianche, e la speranza che spostandosi da uno scrolling ed entrando nei luoghi di aggregazione, si possano creare altre vetrine, diverse da quelle dei post con il six pack e dello swag nel mondo del Calcio Mercato.

‘Le gouvernement n’est pas capable de prendre ses responsabilités sur cette question
C’est la population qui doit prendre cette responsabilité’

‘Il governo non è in grado di assumersi le proprie responsabilità su questa questione.
È la popolazione che deve assumersi questa responsabilità.’

Video ufficiale del singolo Indie Groove – Chinese Man

Giù le mani dal Leoncavallo: qui si fa la storia, non le stories.

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GIULIA TURRI FOTO: instagram / website

BRUNO BOLLA: instagram / blacktronic project

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