È del 2025 l’esordio del quartetto irlandese/londinese Bleech 9:3 che arriva con un’accoppiata di singoli già identitari: Ceiling e Jacky. A guidare il progetto ci sono Baz Quinlan e Sam Duffy, incontratisi in un percorso di recupero, un punto di rottura, ma anche di ripartenza che ha generato una collaborazione fatta di sincerità brutale e lucidità emotiva. Il debutto uscito su vinile in tiratura limitata e in digitale mostra subito una direzione precisa, un alt-grunge/alt-rock intriso di malinconia, tensione e un richiamo alle radici ’90 filtrato però da un’urgenza molto contemporanea.
Con Jacky i Bleech 9:3 non cercano una posa, la evitano. Il brano nasce da esperienze vissute, da amicizie che si spezzano, da assenze che pesano più di qualsiasi rumore. È un pezzo che non si limita a parlare del dolore, lo espone. Musicalmente alterna urgenza e malinconia con chitarre ruvide e una voce che sa essere fragile e feroce allo stesso tempo. Il risultato è una tensione costante, un crescendo emotivo che sembra un urlo interiore, un rock diretto, grezzo, lontanissimo da qualunque patinatura.
A rendere i Bleech 9:3 immediatamente riconoscibili è la loro combinazione rara di autenticità narrativa e coerenza sonora. La loro storia segnata da dipendenze, riabilitazione, cadute e rialzate non è un elemento d’immagine è il carburante emotivo dei loro testi, la materia da cui nascono suoni e parole. È una sincerità a volte dura, quasi scomoda, che li colloca vicino a una tradizione rock capace di guardarsi allo specchio senza paura di ciò che riflette. Sul piano stilistico il passaggio dalla malinconia abrasiva di Ceilin alla crudezza vulnerabile di Jacky conferma una direzione chiara: un rock essenziale, ruvido, senza fronzoli. Dal vivo questa identità esplode, Jacky è già uno dei momenti più intensi dei loro set, un asse emotivo attorno a cui la band costruisce tensione e impatto. In un’epoca in cui molte produzioni inseguono la perfezione levigata, Bleech 9:3 scelgono un suono grezzo e spoglio ed è proprio in questa scelta controcorrente che trovano forza e distinzione.

Per chi cerca un rock che non teme di mostrare le proprie cicatrici i Bleech 9:3 rappresentano una delle realtà più promettenti del momento. Non giocano sulla spettacolarità né sulla tecnica fine a sé stessa, la loro forza è tutta nell’onestà con cui trasformano ferite e assenze in musica che scuote davvero. In un panorama spesso dominato da tendenze passeggere loro sembrano muoversi come un’ancora: umani, fragili, graffianti. Jacky non è solo un singolo, è un manifesto. Bleech 9:3 non sono un nome da playlist, sono un progetto che sfida la normalità che parla di dolore senza filtri e suona vulnerabile ma mai debole. Open Your Eyes! Flyby!