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Musica X Federico: vent’anni dopo, la memoria suona più forte del silenzio

Immagine di sabato 27 settembre che rappresenta uno dei momenti più simbolici della serata. Foto di Sara Tosi.

Ferrara non dimentica, e non è la sola. Artisti, amici e attivisti da tutta Italia hanno raggiunto il parco Coletta sabato 27 settembre per ricordare Federico Aldrovandi e ribadire che la memoria appartiene a un Paese intero. 

Si è trattato di molto più che di un semplice concerto, quanto piuttosto di un incontro di commemorazione collettiva, in cui musica e parole hanno dato voce a chi, troppo spesso, voce non ce l’ha. Un evento nato per riaffermare l’importanza della verità, della giustizia e della solidarietà.

A vent’anni dalla notte in cui Federico perse la vita durante un controllo di polizia, la città ha risposto con musica e parole al bisogno di non voltarsi dall’altra parte. Musica X Federico è stato uno dei tanti momenti promossi dal Comitato Federico Aldrovandi, che dal 2006 porta avanti un lavoro costante di sensibilizzazione e di ricerca di giustizia. Un impegno che si rinnova ogni anno, e che oggi si traduce in iniziative pubbliche, percorsi educativi e battaglie per la legalità.

Locandina dell’evento Musica X Federico

L’obiettivo non era solo ricordare Federico, ma ribadire che la memoria non può cedere all’oblio, che casi come quello di Stefano Cucchi e tanti altri non devono più accadere e che la cultura e la musica possono e devono essere strumenti di cambiamento.

Tra i momenti più intensi la testimonianza di Patrizia Moretti, madre di Federico, che da vent’anni porta avanti la battaglia per la verità. Alla domanda su quanto sia importante proseguire l’impegno nel tempo, ha risposto chiaramente:

«All’inizio era solo una richiesta di giustizia, di trasparenza. Ma ci siamo resi conto subito che la verità veniva nascosta. La polizia e gli inquirenti hanno depistato. Noi ci aspettavamo onestà, rispetto. Invece ci siamo trovati davanti a anni di dolore inutile. Se fossero stati onesti, se avessero ammesso le loro responsabilità, nessuno avrebbe chiesto clamori giudiziari. Sarebbe bastata giustizia interna, seria. Invece no. Questo ha aggiunto dolore al dolore.»

Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi

Ripercorrendo questi vent’anni, Patrizia ha sottolineato come il dolore privato si sia trasformato in un impegno collettivo:

«Abbiamo capito che non basta ricordare Federico. Bisogna parlare, comunicare, agire. E questo è diventato un movimento. La musica, la cultura, sono strumenti di memoria ma anche di politica. Non quella dei partiti, ma la vera politica: quella che nasce dalla gente, dalla società civile, da chi non si volta dall’altra parte. Chi si disinteressa fa il gioco di chi vuole il silenzio. Libertà è partecipazione, diceva Gaber: ed è così.»

Oggi la memoria appartiene soprattutto ai giovani:

«Sono grata agli amici di Federico, vecchi e nuovi. Molti non lo hanno mai conosciuto, eppure portano avanti la sua memoria. Questo è attivismo, questa è politica vera. Non possiamo lasciare che vinca l’indifferenza. Vent’anni fa non c’erano i telefoni che riprendono: oggi sì. Oggi non possiamo più girarci dall’altra parte.»

La memoria ha trovato nuova voce anche nel rap. Kento, rapper e attivista, ha raccontato di aver conosciuto la vicenda di Federico attraverso il blog di Patrizia:

«All’epoca ero giovane, e quel blog è stato una scossa. Senza la forza di una madre non avremmo mai avuto neanche la verità parziale che oggi conosciamo. Quel racconto ha ribaltato la vergognosa narrazione ufficiale, che parlava di un balordo, di una “resa dei conti”. È stata la prova che comunicare è resistere.»

Quanto al significato del ricordare Federico:

«Oggi non è più solo giustizia, è memoria. Negli ultimi giorni ho fatto laboratori con ragazzini, persino con una bambina di dieci anni che ha scritto di Federico. Con i piccoli servono cautele, ma non bugie: bisogna trasmettere memoria, anche con delicatezza. Questo passaggio generazionale è fondamentale. Perché quando le lotte si parlano tra loro, diventano intergenerazionali, allora fanno davvero la differenza.»

L’artista Kento sul Palco. Foto di Sara Tosi.

E naturalmente la musica è al centro di questo messaggio:

«La musica deve essere più forte dei manganelli. Il rap nasce per dare voce a chi non ce l’ha, per essere il megafono degli inascoltati. Questo è il nostro compito: usare le parole e i palchi per raccontare le contraddizioni del presente e restituire dignità. In un periodo in cui paura e repressione dominano, la musica deve essere resistenza.»

Il rock corrosivo di Giorgio Canali è stato un altro tassello fondamentale. Alla domanda sul perché avesse scelto di essere presente fin dall’inizio, ha ricordato:

«Federico pochi giorni prima era stato a un mio concerto. Io stesso all’inizio sapevo solo quello che scrivevano i giornali locali, che parlavano di tossici e di risse. Poi Patrizia ha fatto emergere la verità. Ho sentito che bisognava muoversi. Ho proposto un happening già alla prima edizione e da allora non mi sono più fermato.»

Sulla funzione della musica, Canali non ha dubbi:

«Non bisogna mai smettere di comunicare. Anche quando sembra inutile. La musica serve a rompere la narrazione ufficiale. Non sono le manifestazioni a generare violenza: la violenza parte dal potere che si sente autorizzato a esercitarla. La signora si preoccupa delle vetrine rotte, ma intanto i morti li fanno loro.»

L’artista Giorgio Canali sul Palco. Foto di Sara Tosi.

E a proposito di piazze, ha ricordato la sua presenza recente a Perugia:

«Il 22 settembre sono sceso in piazza dopo anni. Io odio le bandiere, le vedo come simboli di nazionalismo e violenza, ma ero lì perché era importante esserci. Ogni tanto il sistema deve mettersi in ginocchio e chiedere scusa. La musica è anche questo: un modo collettivo per dire che non ci arrendiamo.»

Generi diversi, voci diverse, ma un unico messaggio: la musica è il linguaggio universale che abbatte silenzi e paure. I Punkreas hanno portato sul palco l’energia inconfondibile del punk italiano, mentre Giorgio Canali & Rossofuoco hanno dato voce a un rock viscerale e senza compromessi. Giancane ha mescolato ironia e intensità, e con Kento il rap è diventato ancora una volta parola militante e megafono di memoria.

Giancane. Foto di Sara Tosi.
Punkreas. Foto di Sara Tosi.


Dal cuore di Ferrara sono arrivate le Iene, storica band ska-punk, insieme ai Bislers con la potenza dell’hardcore. Più intima e cantautorale la voce di Patrizio Fergnani, mentre i Santopadre hanno intrecciato sonorità post-rock e atmosfere cinematografiche.

Musica X Federico non è un semplice concerto evento. È un atto politico e culturale: un luogo in cui la musica restituisce parole, contribuisce a ricordare memoria e impedisce che il silenzio cali di nuovo. Un vero e proprio movimento.
È qui che si apre la possibilità di un cambiamento reale. Come ha ricordato Giorgio Canali:

«C’è grande confusione sotto il cielo, diceva Mao: proprio questo disordine fa di questo un momento propizio».

Immagine del pubblico. Foto di Sara Tosi.

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