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Lun 15 Luglio, 2024 - 9:07

Gli “Oscar” della musica: i Grammy Awards

In Italia il Festival di Sanremo si è imposto nei principali canali di informazione, ma appena prima del Festival della musica italiana si è tenuta un’altra cerimonia fondamentale per la scena dell’arte sonora: lo scorso 4 febbraio ha avuto luogo la 66esima edizione dei Grammy Awards, presso la Crypto.com Arena di Los Angeles; a due settimane dai “Grammy” – seguiti dall’atteso Halftime Show interno al Super Bowl, che ha avuto luogo la scorsa domenica – l’energia della storica premiazione è ancora particolarmente tangibile.

Seppur il 2024 pulsi di musica oltreoceano e per quanto gli appuntamenti statunitensi siano noti e discussi a livello internazionale, non tutti ne conoscono l’origine, l’influenza e l’importanza.

Grammy Awards, “gli “Oscar” della musica; il nome deriva dalle statuette in oro che appunto rappresentano un grammofono (gramophone, da qui ‘grammy’), realizzate artigianalmente dalla Billing Artworks.

I premi più ambiti nell’industria musicale

I Grammy Awards sono oggi la cerimonia di premiazione più prestigiosa del settore e, nell’universo della cultura popolare, essi rappresentano il premio più ambito dell’industria musicale, infatti considerati l’equivalente degli Oscar cinematografici.

Contraddistinti da un gusto per la spettacolarizzazione “tipicamente americano” i Grammy non solo sono importanti per il mercato musicale, ma prendono le sembianze di un vero e proprio atteso show, «Uno stravagante spettacolo televisivo» che dal 1959 intrattiene il pubblico, regalando momenti memorabili.

Whitney Houston sul palco dei Grammy Awards con I Will Always Love You nel 1994. Considerata una delle performance più potenti mai avvenute ai Grammy, il live è rimasto nella storia così come il nome della cantante, uno dei più premiati di sempre.

I premi vengono conferiti ogni anno ad artisti che si sono distinti in campo musicale dalla National academy of recording arts and sciences (meglio conosciuta come Recording Academy) associazione fondata nel 1957 e composta da illustri professionisti del settore, da musicisti a produttori, critici, accademici, esperti.

Jennifer Lopez indossa il Jungle Dress firmato Versace ai Grammy Awards il 23 febbraio 2000. Un abito rivoluzionario in più sensi, che destò scandalo e curiosità, tra l’altro facendo sì che esplodesse Google Images proprio per la richiesta del pubblico, il quale voleva incessantemente vedere le immagini dell’iconico vestito indossato dall’artista latinoamericana.

I Grammy Awards negli anni

I Grammy Awards sono nati più tardi rispetto alle altre grandi cerimonie di premiazione dell’intrattenimento, ma sono presto diventati tanto fondamentali quanto gli Oscar, i Tony o gli Emmy Awards.

La prima edizione dei Grammy avvenne il 4 maggio 1959 e per la prima volta, le principali star del tempo si riunirono insieme per una cena elegante in onore della musica. Nomi quali Frank Sinatra, Peggy Lee, Dean Martin e molti altri assistettero a una delle prime grandi vittorie tutte al femminile: fu l’anno in cui, tra le altre premiazioni, l’incredibile Ella Fitzgerald trionfò nelle categorie miglior performance vocale femminile e miglior performance jazz individuale.

I primi Grammy Awards, il 4 maggio 1959, unica volta nella storia delle premiazioni in cui vi furono ben due appuntamenti nello stesso anno (il secondo avvenne nel mese di novembre).

Un primo appuntamento dove c’erano ancora “solo” un terzo delle categorie oggi presenti, ma che aveva tutte le carte in regola per diventare un evento imperdibile e sempre più importante: così è stato.

Con il passare del tempo la premiazione ha avuto sempre più successo e seguito, con la prima diretta televisiva avvenuta il 16 marzo del 1971. Più di dieci anni dopo (nel 1984) Michael Jackson passò alla storia per la vittoria di ben otto Grammy nello stesso anno, record che regalò risonanza tanto all’artista quanto alla Academy.

Certo degli Awards si ricordano momenti emozionanti ma anche controversie, scandali e critiche, alcune superate specialmente a partire dagli anni ’90, quando i Grammy iniziarono a prendere una strada più “inclusiva”. Dalla valorizzazione del genere hip hop (con la vittoria di un’esordiente Lauryn Hill) fino a quel momento escluso, alla creazione dei Latin Grammy Awards (negli anni 2000).

L’ultima edizione dei Grammy Awards

Oggi per un’artista vincere in una o più categorie dei Grammy Awards – ormai appuntamento fondamentale non solo per la musica ma per la moda, il mondo artistico e lo show business in generale – è un passo importante, ma di certo non serve un Grammy per essere legittimati come personaggi di valore nel settore artistico/musicale, esattamente come ha ricordato un’emozionata Miley Cyrus durante il suo acceptance speech per aver vinto nella categoria miglior singolo dell’anno con FLOWERS, il suo primo Grammy in assoluto (poi raddoppiato dal seguente premio per la Miglior performance pop da solista):

Questo premio è fantastico ma spero davvero che non cambi nulla perché la mia vita era bellissima anche prima. Non tutti nel mondo riceveranno un Grammy, ma tutti in questo mondo sono spettacolari, quindi per favore non pensate che questo sia così importante, per quanto abbia un grande valore […].

MILEY CYRUS vince nella categoria Record Of The Year con il singolo “FLOWERS” (2024 GRAMMYs Acceptance Speech)

Un’edizione segnata da vittorie femminili e “dominata” da Taylor Swift, la quale è stata la prima artista a essere premiata per ben quattro volte nella categoria album dell’anno, questa volta per Midnights.

Billie Eilish e Finneas O’Connell agli ultimi Grammy Awars premiati per la miglior canzone dell’anno con la ballata What Was I Made For?

Tra i tanti momenti che hanno segnato i recenti Grammy Awards e gli innumerevoli nomi che hanno contribuito a renderli un perfetto show, la scoppiettante esibizione del rapper Travis Scott, la comparsa “a sorpresa” di Céline Dion e l’esibizione di Joni Mitchell, oggi 80enne, la quale ha vinto una statuetta per il miglior album folk.

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