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Never Enough: Versions — I Turnstile oltre i confini dell’hardcore-punk

Definirei Turnstileuna verahardcore punk bandnon è così scontato né mette tutti d’accordo. Del resto, l’hardcore è un genere musicale che ha sempre rivendicato con fierezza e intransigenza la propria indipendenza, costruendo la propria identità attorno al DIY e alla difesa di ciò che considera autentico, in netto contrasto e spesso in aperta opposizione alla scena musicale mainstream. In questo contesto arriva Never Enough: Versions, un remix album che prende i brani dei Turnstile e li affida a una selezione di artisti difficile da ricondurre a un unico universo musicale.Elton JohneHayley Williamsconvivono conA. G. Cook, Four Tet, ShabakaeDying Fetus, dando vita a una serie di interpretazioni che si muovono in direzioni apparentemente lontanissime.

I Turnstile —Brendan Yatesalla voce,Daniel Fangalla batteria,Meg MillsePat McCroryalle chitarre eFranz Lyonsal basso — hanno portato l’hardcore ben oltre i confini del suo pubblico tradizionale. La loro crescita, difficilmente conciliabile con la dimensione più settaria della vecchia scuola, è andata di pari passo con una musica sempre più sempre più permeabile, che ha lasciato entrare influenze, atmosfere e generi apparentemente estranei al punk e trasformandoli in qualcosa diprofondamente personale.

Elton Johnha inseritoSeein’ Starsnella sua playlist estiva 2025, Never Enough conquista ilGrammyper ilBest Rock AlbumeBIRDSquello per laBest Metal Performance, fino ad arrivare alla pubblicazione di Never Enough: Versions, i Turnstile sembrano aver scelto una strada chiara:non difendere i confini della propria scena ma continuare ad allargarli.


InNever Enough: Versions,il disco dei Turnstile viene reinterpretato da una schiera di artisti sorprendentemente eterogenea: daElton JohneHayley WilliamsadA. G. Cook, Four Tet, ShabakaeDying Fetus. Un insieme di riletture che, ancora una volta, restituisce l’immagine di una band capace di diventare terreno d’incontro per mondi musicali molto diversi tra loro. I momenti piùdreamydi Never Enough — interventi di synth anni ’80 o strumenti a fiato usati quasi come pause di riflessione e mantenuti anche nei live set—potevano sembrare un po’ casuali, ma non sono nulla in confronto a Versions.

Come già accaduto con i remix album realizzati dai Paramore, Dua Lipa eCHARLI XCX, il prodotto mette alla prova la capacità delle canzoni di sopravvivere alla trasformazione. La band non impone agli ospiti una direzione precisa: lascia che siano loro a decidere cosa farne, anche a costo di allontanarsi radicalmente dagli originali. Ed è questa disponibilità a rendere Versions più interessante di una semplice raccolta di remix:il disco diventa un esperimento su quanto lontano possano spingersi le canzoni dei Turnstile prima di smettere di essere riconoscibili.

A guardare l’elenco degli ospiti, Never Enough: Versions potrebbe quasi sembrare la line-up di un festival: sono presenti leggende locali comeRod Lee, il trombettista e compositore jazzBrandon Woody fino ai veterani del death metal delDying Fetus, che ricevono la stessa visibilità riservata ai grandi nomi internazionali.

Nati aBaltimoranel 2010, i Turnstile si sono affermati all’interno della scena hardcore americana costruendo fin dall’inizio un suono energico. Il punto di svolta è stato Glow On nel 2021, un album capace di ottenere apprezzamenti trasversali proprio perché conservava la fisicità e l’urgenza dell’hardcore, aprendosi allo stesso tempo a pop, elettronica, funk e alternative rock. 

Con Never Enough, pubblicato nel giugno 2025, quel percorso si è ulteriormente consolidato. I Turnstile sono ormaiuno dei nomi centrali della nuova generazione hardcore, ma il loro successo racconta anche qualcosa di più: la possibilità per un genere storicamente legato a codici e appartenenze precise di cambiare forma senza necessariamente perdere la propria identità. 


Persino il celebreTiny Desk di NPRè diventato, per loro, un’occasione per portare quella stessa attitudine altrove: duranteBIRDS, il pubblico ha iniziato a farsi avanti e a pogare proprio davanti alla band.Yatesha colto il momento per salire sulla scrivania e tuffarsi tra gli spettatori. Un gesto che ha dato vita a quello che NPR ha definito il primodesk divenella storia del format: un piccolo cortocircuito tra l’intimità delTiny Deske l’attitudine fisica, caotica e partecipativa dell’hardcore.

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