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LES VOTIVES, “MONOSTATIC”: TRA TENDENZA E UN’IDENTITÀ ANCORA DA TROVARE

C’è energia, c’è voglia, c’è materiale su cui lavorare. Monostatic dei Les Votives è un esordio che non passa inosservato, ma lascia addosso una sensazione precisa: quella di una band che c’è, ma non ha ancora deciso cosa vuole essere davvero.

Dentro il disco si percepisce la rincorsa a un suono contemporaneo, un’estetica che guarda fuori più che dentro. Il problema è proprio questo: inseguire non basta, serve assimilare, sporcare, trasformare. Qui invece manca ancora quel salto che porta da “ispirato a” a “riconoscibile”.

I riferimenti si sentono, ma non sono ancora digeriti fino in fondo. Per fare il salto serve profondità: più struttura, più coraggio nelle scelte, meno urgenza di stare dentro un perimetro già definito. Servono ascolti più maturi, di quelli che ti cambiano davvero il modo di scrivere e produrre, non basta sfiorare certi mondi, bisogna entrarci e piegarli. Muse non sono solo suono, sono costruzione, ambizione, proiezione in avanti e oggi nessuna band, non solo in Italia, ma anche nel panorama internazionale sembra davvero voler prendere quella traiettoria parallela, più rischiosa ma anche più fottutamente identitaria.

Non è una bocciatura, tutt’altro, è un punto di ripartenza. I Les Votives hanno le basi, ma ora serve scegliere: continuare a rincorrere o iniziare a costruire davvero qualcosa di proprio. Il talento si intravede, ma senza una visione rischia di restare sospeso e mentre tutto scorre, una verità resta lì, inevitabile: time is running out. Flyby!


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