Otto anni, ottomila giorni in cui i Foo Fighters sono stati ovunque tranne che su un palco italiano e quando finalmente le luci si accendono all’Ippodromo La Maura, quei sessantacinquemila non esplodono, si scongelano. C’è differenza, lo scongelamento è più lento, più viscerale, ha bisogno di tempo per capire che è reale.

Prima però bisogna aspettare, gli Idles e i Fat Dog fanno il loro lavoro con tutto quello che il rock britannico contemporaneo sa fare meglio di chiunque altro. Il pit li accoglie in silenzio semi-passivo. Non fischi, non ostilità, peggio: indifferenza. In tutti gli altri paesi quella musica viene inseguita, qui si aspetta che finisca. È il ritratto più onesto del pubblico rock italiano nel 2026, radicato, fedele e impermeabile.

il pit è pieno di gente che ha speso cifre importanti per una sola cosa, e quella cosa non è ancora sul palco. Nessun messaggio perso, solo priorità chiare, poi arrivaAll My Lifee il corpo ricorda.

I Foo Fighters non sorprendono, non devono. Grohl chiama il pubblico “ragazzi tutti pazzi” in un italiano improvvisato e funziona perché è vero chi altro tornerebbe dopo Taylor Hawkins, dopo il lutto, dopo tutto e suonerebbe con questa fame?Aurorain scaletta rarità assoluta, quasi nessuno se n’è accorto.Exhaustedprima diEverlongil pezzo più buio del primo album, scelto come penultima carta. Non è nostalgia, è onestà, il nuovo disco resta fuori dalla porta, Milano riceve solo la storia. Basta così a volte basta così. Flyby!

