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Wolf Alice: musica in continuo divenire

Ci sono band che cambiano disco dopo disco e ad ogni giro sembrano inseguire qualcosa che non trovano. IWolf Alicefanno l’opposto, cambiano perché sanno dove stanno andando, anche quando non lo dichiarano. In dieci anni hanno attraversato il grunge, lo shoegaze, il dream pop, il rock da stadio e adesso qualcosa che assomiglia al classic rock anni Settanta, senza mai dare l’impressione di essere in fuga da se stessi, ma piuttosto di voler comunicare al proprio pubblico le loro diverse personalità attraverso linguaggi differenti.

Nascono aNorth Londonnel 2010, prima come duo acustico tra la cantanteEllie Rowselle il chitarristaJoff Oddie, poi quartetto con l’aggiunta del batteristaJoel Ameye del bassistaTheo Ellis. Il nome viene da un racconto di Angela Carter e già questa cosa dice qualcosa di loro.

Ellie Rowsell e Joff Oddie

North Londonin quegli anni è un posto interessante, non è Camden, non è la Londra rock da cartolina. È un’area più periferica, meno posata, e da lì in quel periodo escono band con qualcosa da dire. I Wolf Alice si muovono in quella scena senza cercare di appartenerle del tutto. Mentre il grosso dell’indie britannico di inizio decennio inseguiva l’esteticapost-punk revivalo ildream poppiù facile, loro tiravano dentro i Nirvana e Slowdive nello stesso respiro, con testi che non strizzavano l’occhio a nessuno.

Nell’immagine sono presenti i membri del gruppo Wolf Alice

I primissimi EP circolano tra il 2013 e il 2014, e la stampa britannica inizia subito ad ascoltarli con interesse. Il suono mescolaindie rock, shoegaze, dream pop, qualcosa di grunge che non vuole passare di moda. Pixies, Slowdive, Elastica. La formula che gira è “Slowdive meets Nirvana”, che è riduttiva ma non sbagliata.

Il salto vero arriva nel 2015 conMoaning Lisa Smile, singolo che precede il debuttoMy Love Is Cool(già contenuto nel precedente EPCreatures Songs). È un pezzo che va dritto allo stomaco, strofe morbide che anticipano con tensione velata il ritornello che esplode in modo imperfetto e diretto, chitarre in primo piano e una dinamica di gestione tra il piano/forte che i Pixies hanno reso popolare. C’è anche una citazione al videoclip diSmells Like Teen Spirit, ironica il giusto. L’album debutta al numero due in UK, nomination alMercury Prize, tour ovunque. Il rock inglese si accorge che questi quattro hanno qualcosa da dire.

ConVisions of a Life(2017), registrato a Los Angeles con Justin Meldal-Johnsen, il campo di gioco si allarga. La psichedelia, il synth pop, il grunge convivono nello stesso disco senza che sembri un collage.Yuk FooeDon’t Delete the Kissespotrebbero essere di due band diverse, eppure funzionano insieme. IlMercury Prize del 2018non sorprende nessuno di quelli che li seguivano già.

Blue Weekend(2021) è un altro salto. Prodotto da Markus Dravs in un studio belga, ha una portata da arena pur rimanendo intimo nella scrittura. Entra direttamente alnumero uno in UK, compare in tutte le classifiche di fine anno, porta a casa ilBrit Award come miglior gruppo nel 2022. È il disco che li porta davvero fuori dai confini della nicchia.

L’album visuale Blue Weekend

Poi nel 2025 esceThe Clearinge cambia di nuovo tutto. Firmato conColumbia Records, registrato a Los Angeles conGreg Kurstin, il disco suona in modo inaspettato per chi li aveva sempre seguiti. Le chitarre si fanno da parte, o almeno smettono di fare la voce grossa. Quello che rimane è qualcosa di più luminoso, con radici nei Fleetwood Mac, nel classic rock anni Settanta, in una certa idea di canzone costruita per restare. Non è una svolta commerciale, o almeno non solo, è una band che ha smesso di dimostrare qualcosa e ha iniziato a fare musica dal posto in cui si trova adesso. Il disco entra alnumero uno in UKe convince chi lo ascolta che i Wolf Alice non stiano cercando una formula nuova, ma che abbiano semplicemente smesso di cercarne una.

IlTelegrapha un certo punto ha scritto che i Wolf Alice potrebbero essere gli unici a salvare le guitar band britanniche dall’irrilevanza. È una pressione esagerata, e loro probabilmente sarebbero i primi a scrollarsela di dosso. Ma dopo quattro dischi e quindici anni, quello che hanno costruito parla da solo: una discografia senza un momento di stanca, una traiettoria che non ha mai seguito la corrente. In un panorama in cui le guitar band faticano a restare rilevanti, loro continuano a fare dischi che interessano davvero.

Video estratto da una performance del 2026 al festival Laneway

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