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Lun 22 Aprile, 2024 - 11:04

Dasha Rush: «Un suono che sembrava Amore»

Dasha Rush, DJ produttrice e sound artist, capace di esplorare e vivere la musica come catarsi.

«C’era un suono che sembrava Amore».

         Dasha Rush 

Dasha Rush è una DJ e produttrice techno, oggi riconosciuta come artista fondamentale nell’attuale panorama musicale. Dasha Rush è sempre stata mossa da forte passione e curiosità, non “fermandosi” alla musica ma abbracciando un’espressività multiforme da cui deriva un disegno armonico in continua trasformazione, contraddistinto da espressioni profonde, leggermente oscure e molto emotive, con un immancabile tocco di eleganza.

Dasha Rush

Nata a Mosca nel 1979, la Rush ha iniziato a interessarsi alla musica elettronica fin dai 14 anni, immergendosi presto in una ricerca fisica e spirituale sempre più libera dalle definizioni e scegliendo di investire le proprie energie in quel mondo che tanto l’affascinava. Nel 1996 la Rush si è trasferita a Parigi, intraprendendo una carriera nel mondo della moda ma “solo” col fine di avere un sostentamento economico così da continuare la propria progressione organica come compositrice, DJ, produttrice e artista.

Un periodo in cui la DJ e produttrice ha collezionato diverse collaborazioni con coreografi, artisti, ballerini, pittori le quali le hanno permesso di non fermarsi alla “sola” musica, ma di immergersi in un ambiente artistico stimolante che ha segnato la visione dell’artista; con tale “fame di creazione” Dasha Rush nel 2004 fonda la sub-label di musica elettronica segnata da una ricerca tra musica sperimentale, astratta e techno, Hunger to Create. L’anno dopo emerge l’etichetta di Dasha Rush, Fullpanda Records – che vede la maggior parte delle pubblicazioni della DJ e produttrice – e il cui slogan è All you need is ears... .

FullPanda di FullPanda Records [FULLPANDA001], 2005

Dopo la nascita dell’etichetta discografica firmata Dasha Rush, segue la pubblicazione del suo album di debutto dal titolo capace di racchiudere la filosofia alla base della ricerca artistica di Dasha Rush: Forms ain’t Formats (2006); ritmi dancefloor si alternano a melodie sonore sperimentali, passando da da suoni freddi industrial ad atmosfere minimaliste. Poco dopo Dasha Rush viene invitata a uno dei maggiori festival di musica elettronica, Astropolis, e seguono pubblicazioni per label quali Sonic Groove e Raster-Noton, mentre continuano diverse collaborazioni multi-artistiche che rendono la DJ e producer unica nel suo genere, dove per la Rush «Il genere è un punto di partenza, non una destinazione».

Dopo l’album I Run Iron I Run Ironic (Hunger To Create) del 2009, festival, club e collaborazioni, un interessante progetto con l’artista visivo Stanislav Glaszov (una performance audiovisiva monocromatica invia il pubblico in un viaggio atipico e stimolante verso un’Antartide astratta) del 2014, nel 2015 viene pubblicato Sleepstep per Raster-Noton, che può essere definito come una «Metafora del suo lavoro musicale»perché rappresenta un viaggio pacifico tra estremi, una sintesi di contraddizioni e universi paralleli: dal sogno alla veglia, dal chiaro al nebbioso, dal brutale al tenero.

Un album che esplicita quanto la «Musica sia fatta di silenzi» e l’importanza data da Dasha Rush al «Non essere una cosa o l’altra» il che va di «Di pari passo con la sua forte vena indipendente».

Dasha Rush Captcha Family, 2016.

L’anno dopo emerge la performance Dark Hearts of Space, dove si manifesta la curiosità di Dasha Rush per lo spazio, l’universo, la natura poetica dei buchi neri e sempre nel 2016, Dasha Rush diviene curatrice del comitato dello Spacial Sound Institute di Budapest, visto il suo studio sullo sviluppo della tecnologia del suono spaziale e con 4DSOUND l’artista ha aperto nuove possibilità per creare, eseguire e sperimentare il suono spazialmente, sulla base del suono 4D.

Lo scorso anno Dasha Rush ha pubblicato l’album Contamplating dov’è evidente come l’artista continui il viaggio da lei iniziato da agli albori, verso mete sempre meno fisiche eppure così presenti. Un linguaggio che si rivolge ai sensi dove questi possano essere liberi di sentire e sorprendersi, ancora una volta ben rappresentato nei lavori di Dasha Rush.

Dasha Rush: Portrait of the Artist (Electronic Beats TV), 2019.

L’ambiente proposto dalla produttrice e sound artist sperimentale avanza infatti per delicati dualismi ed è segnato dalla presenza di macchine pronte a connettersi con i sogni umani, in un nuovo rapporto tra il gotico e il neoromantico. Universo, fenomeni naturali estremi, viaggi interni alla mente umana, spazio esterno, impulsi e  desideri della psiche, sono alcuni dei temi che da sempre sfamano la curiosità artistica di Dasha Rush, dai quali nasce una techno densa e stratificata accompagnata da esplorazioni visive e arti performative.

Dalla musica elettronica ai progetti artistici, i lavori di Dasha Rush sono intensi viaggi che partono guardando ai primi movimenti underground  per poi liberarsi in teorie scientifiche, nei meandri della mente, nei percorsi indefiniti dello spazio e delle possibili versioni del presente e del futuro:

«Credo in una sorta di coscienza collettiva energetica, nel cervello come un piccolo universo con milioni e milioni di connessioni».

Dasha Rush, CLOT Magazine

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