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“Man’s Best Friend”: l’empowerment di Sabrina Carpenter è autoironico

Il nuovo album di Sabrina CarpenterMan’s Best Friend, uscito il 29 agosto 2025 per Island Records, segna un momento di svolta nella carriera della cantautrice statunitense. Dopo il successo travolgente di Short n’ Sweet, che l’aveva imposta tra le nuove star del pop internazionale, Carpenter sceglie di spingersi ancora più in là, confezionando un disco che mescola ironia tagliente, autoironia disarmante e una varietà sonora che riflette la sua crescita artistica.

Anticipato dal singolo Manchild, che ha conquistato subito la vetta delle classifiche americane, l’album si presenta come una sorta di commedia romantica in forma musicale, dove l’umorismo diventa uno strumento per raccontare vulnerabilità e contraddizioni delle relazioni contemporanee. Non c’è un solo registro stilistico: si passa con agilità dal pop al funk, dal disco all’R&B, con incursioni in un synth-rock elegante che richiama le produzioni più raffinate degli ultimi anni.

La copertina del nuovo disco di Sabrina Carpenter. Fonte: Billboard.

L’ascolto è rapido, 12 tracce per poco meno di 40 minuti, ma il disco non dà mai la sensazione di leggerezza fine a sé stessa: ogni brano ha un’idea precisa, un gioco di parole studiato, ed è così che Sabrina Carpenter si diverte a smontare i cliché, trasformando il dolore sentimentale in battuta, l’insicurezza in coreografia pop, l’autoanalisi in ballo liberatorio.

Alcuni brani giocano con metafore esplicite, come House Tour, che trasforma il corpo della cantante in una casa da mostrare agli ospiti, con ironia e doppi sensi apparentemente leggeri, ma che in realtà parlano anche, e non poco, di disparità di genere, sessismo, discriminazione. Altri, come Tears, accentuano il lato teatrale e groovy della sua scrittura, ricercando un ritmo da disco anni Settanta, ma con un’estetica moderna e patinata che piace tanto ai fan dell’ex reginetta di Disney Channel.

Sabrina Carpenter. Fonte: ARTURO HOLMES/GETTY IMAGES/COACHELLA.

A rendere il tutto ancora più interessante è il filo conduttore concettuale: il titolo Man’s Best Friend, paradossalmente, è una presa di posizione indipendente. Carpenter racconta di aver voluto ribaltare le dinamiche classiche, giocando con il doppio senso tra affetto e satira, trasformando le esperienze personali in un manifesto di autonomia. Non a caso la copertina dell’album, oggetto di discussioni e polemiche, mette in scena un’immagine provocatoria che ha diviso pubblico e critica (la cantante a quattro zampe e afferrata per i capelli da una figura maschile), ma che rientra perfettamente nella logica del progetto: prendere un’immagine stereotipata e ribaltarla in chiave ironica e consapevole.

Al di là delle controversie visive, ciò che resta è la forza di un disco capace di mantenere alta l’attenzione dall’inizio alla fine, dove l’umorismo non sminuisce ma amplifica la potenza emotiva. Carpenter sembra dirci che ridere di sé e delle proprie disavventure non significa banalizzarle, bensì trasformarle in energia creativa. È forse questo il segreto che l’ha portata a imporsi come una delle voci più originali del pop odierno: la capacità di unire la leggerezza della commedia alla sincerità della confessione.

Manchild, singolo che ha annunciato l’uscita di Man’s Best Friend.

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