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MUSE – THE WOW! SIGNAL: voli pindarici nello spazio profondo


Sono i nostri super preferiti! Mentre l’industria musicale in Italia continua a produrre canzoni che parlano di sentimenti già masticati, amori già visti e lacrime già piante, da Sanremo ai talent, dal talent al nulla, c’è chi usa la musica per fare domande sull’universo. I Muse non hanno mai smesso di farci sognare e conThe Wow! Signalalzano ancora l’asticella.

Il titoloThe Wow! Signalderiva da un segnale radio misterioso proveniente dallo spazio profondo del 1977 che suggerì l’esistenza di vita extraterrestre intelligente. Era il 15 agosto di quell’anno, l’astronomo Jerry Ehman stava analizzando i dati del radiotelescopioBig Eardell’Ohio quando intercettò qualcosa di anomalo proveniente dallo spazio profondo, un segnale così potente e inaspettato da scrivere “Wow!” a margine del foglio. Durava 72 secondi e non è mai stato spiegato ne mai è stato ripetuto. Matt Bellamy ci ha costruito sopra il decimo album dei Muse, non siamo ai livelli diDonne ricchedi TonyPitony ma ci siamo quasi.

Il disco esplora temi di mistero cosmico e la possibilità di un contatto con qualcosa di molto più grande di noi. Bellamy stesso ha definito questo uno degli album più personali dei Muse, spiegando di aver vissuto una serie di eventi personali in un periodo caotico e meno stabile, ritrovandosi immerso nell’ignoto e nel mistero. Dentro una relazione che si fossilizza –Unravelling, il gelo totale dopo la fine –Cryogen, l’ossessione notturna come fuga –Nightshift Superstar, la ricerca di qualcosa di più grande –Be With You. NME descriveCryogencome “una scarica di Muse classici che riporta ai loro anni 2000 con riff urlanti e un chorus da distruggere gli stadi.”

I Muse fanno quello che i Pink Floyd avevano capito prima di tutti, la musica può essere un posto enorme, un posto dove le idee hanno uno spazio infinito per respirare. In Italia noi ci si accontenta del cortile mentre loro esplorano galassie e la differenza, alla fine, si sente tutta. Flyby!

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